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Bambini violentati? I Vescovi non hanno l’obbligo di denuciare gli stupratori. “Nell’ordinamento italiano il Vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale nè di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” di pedofilia. E’ questo quanto si legge all’interno delle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, approvate dal Consiglio Permanente di gennaio e dalla Congregazione per la Fede. Nessun obbligo di denuncia, quindi. L’importante è che i Vescovi conservino le informazioni relative agli stupri all’interno del loro “archivio segreto” (sic).

Secondo mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, sono 135 i casi di preti pedofili denunciati dalle diocesi italiani alla Congregazione per la dottrina della fede tra il 2000 e il 2011.

53 sacerdoti sono stati ”condannati” dall’autorita’ ecclesiastica, ma moss. Crociata non ha specificato i provvedimenti presi nei loro confronti . Altri 4 sacerdoti sono stati ”assolti”, mentre gli altri casi sono attualmente in fase di istruttoria.

Sono solo 77 i sacerdoti che sono stati denunciati all’autorita’ giudiziaria italiana: 22 preti pedofili sono stati condannati in primo grado, 17 in secondo grado e 21 hanno patteggiato. 5 infine le assoluzioni e 12 i casi che sono stati archiviati.



Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi, 1994

“Come si fa a non commuoversi in questo momento…
[applausi – dal pubblico: vai Silvio, forza Silvio, sei tutti noi!].
È un momento solenne, un momento intenso… [Dal pub­-
blico: Silvio, accendi la luce!] Forse il nostro Paese ha biso­-
gno davvero della luce della speranza e della fiducia… [ap­
plausi].
Mentre venivo qui, ho pensato che c’era un matto che
stava andando a incontrarsi con altri matti… [applausi – dal
pubblico: Silvio, Forza Italia!!! Altrimenti ci tocca scappare dal­
l’Italia…] Non credo, non credo… [applausi]… io credo che
in questa Italia ci resteremo, ma abbiamo deciso di restarci
come uomini liberi! [applausi]”.

Questo è l’inizio del primo discorso di Silvio Berlusconi, tenuto a Roma il 6 febbraio 1994, così come viene riportato sul sito del Pdl (il resto lo trovate qui).

Ma il suo cavallo di battaglia, più che il discorso, è sempre stato il video messaggio. Il primo venne trasmesso il 26 gennaio 1994 da Rete 4.

Secondo il Pdl uno dei principali meriti dei 18 anni di Brlusconi in politica è quello di aver “rivoluzionato la comunicazione politica e le campagne elettorali, utilizzando creativamente tutti gli strumenti di comunicazione per parlare direttamente ai cittadini, usando un linguaggio chiaro, semplice, diretto, concreto. L’esatto opposto del linguaggio opaco e autoreferenziale tipico della politica italiana fino al 1994″.

E 18 anni dopo il primo video messaggio ecco la svolta: “Il nuovo portale Pdl: la mia discesa in rete”. Ovvero “cerchiamo volontari digitali”. Se nei prossimi giorni facebook e twitter si riempiranno di pubblicità del Pdl, ecco il perché.

Silvio Berlusconi, 2012

vino

(foto: Creatocrat)

Secondo la Regione Fvg “è in atto da tempo una ingiustificata e continua campagna di demonizzazione del vino e della impropria equazione vino uguale alcool”. E’ questo, infatti, quanto si può leggere nell’ordine del giorno per il riconoscimento del vino come alimento appena approvato dal Consiglio regionale.

“Le statistiche elaborate da Istat e Avi -continua il documento-  attribuiscono a tutte le bevande alcoliche nel loro insieme (superalcolici, cocktails, birra etc) la responsabilità di solo il 2 per cento degli incidenti e che, in ogni caso il binge drinking si combatte con una serie azione di educazione al bere responsabile e non con inutili e fuorvianti campagne proibizionistiche“.

L’Odg, promosso dai consiglieri regionali Maurizio Salvador (UDC) e Alessandro Colautti (Pdl) e fortemente sostenuto dal Ducato dei vini friulani, impegna la Giunta regionale ad attivarsi in sede parlamentare per una proposta di legge che riconosca il vino come alimento. Inoltre propone il sostegno alle campagne di educazione al bere responsabile.

“Numerosi studi eseguiti in varie Università italiane e straniere da parte di qualificati ricercatori e pubblicate su prestigiose riviste scientifiche internazionali come Science, Nature, National Cancer Institute, British Journal of Nutrition, hanno dimostrato – sottolinea Salvador – l’importanza del vino e dei suoi costituenti antiossidanti (resveratrolo e tirosolo) per la salute umana e nella prevenzione di numerose patologie (cardiache, oncologiche, tiroidee etc.) quando assunto ai pasti, in modo responsabile e moderato. Inoltre la nuova piramide alimentare della dieta mediterranea moderna messa a punto dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) , presentata nel novembre del 2009 a conclusione della III Conferenza Internazionale del Centro Interuniversitario Internazionale di Studi sulle Culture Alimentari Mediterranee (CIISCAM), contempla il vino fra gli alimenti”.

Piergiorgio Welby

Il 20 dicembre del 2006, dopo una lunga battaglia per l’eutanasia, Piergiorgio Welby riuscì a morire. Era malato di distrofia muscolare progressiva, una malattia altamente invalidante che gli era stata diagnosticata nel 1963, quand’era appena diciottenne. Welby respirava con l’ausilio di un ventilatore polmonare Eole 3xO, veniva nutrito con alimenti artificiali e parlava grazie a un computer e a un software. Ciononostante era Co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni e da anni si batteva per la libertà di ricerca scientifica e per l’eutanasia.

Cinque anni fa l’anestesista Mario Riccio esaudì la sua richiesta di interrompere l’uso del respiratore artificiale, considerato da Welby un insopportabile accanimento terapeutico.

Poche settimane prima di morire, Welby spedì una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Io -diceva- amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico.

Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche.

Il mio corpo non è più mio … è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà“.

A causa del suo impegno per l’eutanasia, la Chiesa cattolica negò a Welby il funerale religioso. Come si legge nel comunicato stampa ufficiale, “In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325). Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l’eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti”.

Il 23 luglio 2007 il Gup di Roma, Zaira Secchi, prosciolse definitivamente l’anestesista Mario Riccio dall’accusa di omicidio del consenziente, riconoscendo in questo modo il diritto del paziente a rinunciare alle cure e il dovere del medico di assecondare il malato.

Ciononostante, in Italia non esiste ancora un dibattito pubblico sull’eutanasia. Come diceva Welby, “ci vorrebbero silenziosi, ci vorrebbero costringere in un ruolo che non ci appartiene, ma noi ci faremo sentire, parleremo con le impersonali voci sintetiche offerteci dalla tecnologia, chiederemo, chiederemo, chiederemo… fino a quando, se non l’assordante silenzio di Dio, cesserà almeno l’ingiustificabile silenzio dell’Uomo.

11 febbraio 1929, Mussolini e il Cardinale Gasparri firmano i Patti Lateranensi

Mantenere gli insegnanti di religione cattolica nella scuola pubblica costa all’incirca 800 milioni di euro all’anno. Queste sono le stime più prudenti. Alcuni parlano di 1 miliardo, altri di 1,25 miliardi. Secondo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nell’anno scolastico 2009/2010 gli insegnanti di religione nella scuola statale erano 26.326 su un totale di 931.756.

Gli insegnanti di religione vengono scelti dalla curia, cioè dai Vescovi. I quali, come è sancito dalla legge 186 del 18 luglio 2003, possono in ogni momento revocare l’idoneità all’insegnamento secondo le norme dell’ordinamento canonico.

Come è successo ad esempio nel settembre del 2010 a Roma, quando un insegnante è stato licenziato perché durante un consiglio d’istituto aveva votato favorevolmente all’installazione di un distributore di preservativi all’interno di un Liceo. Oppure nel 1998, a Firenze, quando un’insegnante fu licenziata perché era incinta, ma non sposata.

I rapporti fra Italia e Vaticano, una monarchia assoluta, teocratica, elettiva e a carattere vitalizio, sono regolati dal Concordato. Un regolamento che ha le sue basi nei Patti Lateranensi firmati da Benito Mussolini l’11 febbraio del 1929, recepiti nella Costituzione nel 1948 e modificati successivamente da Bettino Craxi nel 1984.

Legalizzare la cannabis in Italia. E’ questo lo scopo del disegno di legge n. 3034 riguardante le “Norme per la legalizzazione dei derivati della cannabis indica”  presentato il 30 novembre dai senatori Della Seta e Ferrante (Pd).

Se approvata, la legge consentirebbe la coltivazione, l’acquisto, la produzione e la vendita di cannabis indica e dei suoi derivati. Ogni cittadino sopra i 16 anni potrebbe comprare fino a 5 grammi di cannabis, ma avrebbe anche la facoltà di coltivarla per uso personale e regalarne piccoli quantitativi destinati al consumo immediato. Secondo questa legge, le confezioni di cannabis dovrebbero indicare il livello di principio attivo (Thc) presente e un avvertimento riguardo gli effetti negativi del fumo sulla salute. Nulla cambierebbe, invece, riguardo alle norme volte a reprimere il traffico internazionale e clandestino di droghe.

Nella relazione sul disegno di legge Della Seta e Ferrante citano uno studio del prof. Marco Rossi dell’Università La Sapienza di Roma, secondo il quale le imposte ricavate dalla vendita della cannabis potrebbero portare nelle casse dello stato italiano 5,5 miliardi l’anno.

I senatori democratici parlano di “fallimento della war on drugse ricordano l’appello alla legalizzazione della Global Commission on drug policy: “incoraggiamo la sperimentazione da parte dei governi di forme di regolarizzazione delle droghe che minino il potere delle organizzazione criminali e salvaguardino la salute e la sicurezza dei cittadini. Questa raccomandazione si applica in particolar modo alla cannabis, ma incoraggiamo anche altri esperimenti di depenalizzazione e regolamentazione che possano realizzare questi obiettivi e fungere da modello”. Tra i firmatari dell’appello ci sono l’ex presidente dell’Onu Kofi Annan, l’ex commissario Ue Javier Solana e l’ex segretario di Stato Usa George P. Schultz. Ma anche Richard Branson, Vargas Llosa, Paul Volcker, Ernesto Zedillo, Fernando Cardoso, Cesar Gaviria,Ruth Dreifuss, George Papandreu, Carlos Fuentes e John Whitehead.

Secondo il rapporto della Global Commission on Drug Policy “la guerra mondiale alla droga ha fallito con devastanti conseguenze per gli individui e le comunità di tutto il mondo” e “le politiche di criminalizzazione e le misure repressive – rivolte ai produttori, ai trafficanti e ai consumatori – hanno chiaramente fallito nello sradicarla”.

Vauro, novembre 1990.

Solamente fra il 1994 e il 2008 i partiti si sono spartiti sotto forma di rimborsi elettorali più di 2 miliardi di euro (2.253.612.233,79 euro). Molti più soldi di quanto ne hanno spesi. Tutto ciò nonostante il finanziamento pubblico ai partiti sia stato abolito con un referendum promosso dai Radicali Italiani nel 1993, quando il 90,3% dei votanti si espresse a favore dell’abrogazione del finanziamento. Ma già nel 1994 la partitocrazia corse ai ripari e i partiti ricevettero quasi 47 milioni di euro come contributo per le spese elettorali.

Elenco delle elezioni tenutesi dal 1994 al 2008, con il totale delle spese riconosciute e dei contributi erogati (fonte: http://www.radicali.it)

La legge 157 del 1999 sulle Norme in materia di rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e referendarie, poi, costituì un fondo per foraggiare i partiti che ottenevano più del 4% delle preferenze. L’ammontare da erogare nel caso di legislatura completa ammontava a 193.713.000 euro. I partiti ricevevano i fondi in rate annue, ma in caso di scioglimento anticipato delle camere l’erogazione si interrompeva.

Nel 2002, con la legge n.156 sulle Disposizioni in materia di rimborsi elettorali, la torta passò da quasi 194 milioni di euro a più di 468 milioni di euro, mentre i voti necessari per accedere ai rimborsi elettorali si abbassò fino ad includere i partiti che superavano l’1% dei consensi. Nel 2006, infine, passò un provvedimento per cui il finanziamento previsto per il quinquennio di legislatura veniva erogato interamente anche in caso di elezioni anticipate.

Le Elezioni politiche del 2008, secondo l’ultimo Referto della Corte dei Conti, sono costate 110.127.757,19 euro ai partiti, i quali però hanno ricevuto rimborsi elettorali pari a 503.094.380,90. I partiti, insomma, hanno ricevuto più del quadruplo di quanto hanno speso.

E come spiega Eduardo Di Blasi nell’articolo Elezioni, che pacchia, pubblicato su Il Fatto Quotidiano, “dal 2006 al 2010 ogni anno ci si è dovuti sobbarcare la spesa di quasi 100 milioni di euro (99.929.149,14 euro) ogni anno”.

Per eliminare queste spese basterebbero queste 3 righe: “La legge 3 giugno 1999, n. 157 è abrogata. Gli effetti dell’abrogazione si producono a partire dalle prossime consultazioni elettorali politiche, europee e regionali, nonché dalla prossima consultazione referendaria”.

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