Vaticano contro i gay, continua la battaglia. Ratzinger: soffrono di un’anomalia.

Benedetto XVI Joseph Ratzinger

Joseph Ratzinger

Meglio chiudere baracca che stare con i gay. Succede nell’Illinois, dove dal 1° luglio 2011 è entrata in vigore una legge che legalizza le unioni civili tra persone dello stesso sesso. E piuttosto di considerare come potenziali genitori adottivi coppie di omosessuali, Thomas J. Paprocki, vescovo di Springfield, ha deciso di chiudere la maggior parte delle associazioni caritative cattoliche che si occupano di adozione.

Come riportato da Giacomo Galeazzi su Vatican Insider, la posizione dei vescovi dell’Illinois si fonda su un documento realizzato nel 2003 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, quand’era prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede.

All’interno delle “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”  l’omosessualità viene definita da Ratzinger “un fenomeno morale e sociale inquietante”. Ciò in quanto “il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale“.

Ratzinger ricorda come nella Bibbia le relazioni omosessuali siano “condannate come gravi depravazioni… (cf. Rm 1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1, 10). Questo giudizio della Scrittura” puntualizza,  “non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati“.

Il documento è un vero e proprio vademecum per i politici cattolici. Il suo fine è quello di “illuminare l’attività degli uomini politici cattolici, per i quali si indicano le linee di condotta coerenti con la coscienza cristiana”.

“Sono (…) utili interventi discreti e prudenti” ricorda Ratzinger, “il contenuto dei quali”,  suggerisce, “potrebbe essere, per esempio, il seguente: smascherare l’uso strumentale o ideologico che si può fare di questa tolleranza; affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male“.

L’adozione di un bambino da una coppia omosessuale significherebbe “di fatto fare violenza a questi bambini nel senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per introdurli in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano. Ci sono invece buone ragioni per affermare che tali unioni sono nocive per il retto sviluppo della società umana, soprattutto se aumentasse la loro incidenza effettiva sul tessuto sociale”.

Infine una raccomandazione: “se tutti i fedeli sono tenuti ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici cattolici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che è loro propria”.

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